Estero, lingue straniere, salute e creatività

Estero, lingue straniere, salute e creatività 13 aprile 2018
Consapevolezza

Uno studio molto recente  The shortest path to oneself leads around the world: Living abroad increases self-concept clarity (a cura di Adam, Obodaru, Lu, Maddux, Galinskyd, Organizational Behavior and Human Decision Processes, vol. 145, marzo 2018) mostra come vivere all’estero aumenta la consapevolezza di sé (self-concept clarity).

Vivere all’estero permette di fare self-validating experiences – per esempio, confrontando i valori e le norme del Paese d’origine con i valori e le norme del Paese all’estero posso capire meglio i miei valori e ciò in cui credo – e allo stesso tempo self-differentiating experiences – per esempio, assumere comportamenti nuovi e diversi all’estero può farmi capire come le mie azioni dipendano dal contesto e darmi loro l’opportunità di scoprire aspetti nuovi e distinti del mio senso di me.

Vivere all’estero mi porta a chiedermi quanto della mia identità dipenda da me e da quel che desidero e penso io e quanto rispecchia la cultura in cui sono cresciuto.

Entrambe, self-clarity e self-complexity, sono associate al benessere psicologico – l’una mi fa sentire sicuro e l’altra mi aiuta quando qualcosa va storto nella mia vita (facendomi concentrare su altri aspetti con cui compensare) – e possono entrambe migliorare simultaneamente quando viviamo all’estero.

Vivere all’estero aumenta anche la career decision-making clarity: se capisco meglio le mie capacità e abilità, i miei interessi professionali e obiettivi di carriera, le mie aspirazioni diminuiscono l’indecisione professionale e lo stress correlato: che tipo di lavoro cerco, come lo cerco, come mi propongo, cerco di cambiare lavoro o no, ecc. Per esempio, posso capire se quel che faccio o penso lo faccio e penso perché la maggior parte delle persone intorno a me fa e pensa così, perché sono condizionata dall’ambiente e dalle aspettative sociali o se sono spinta da passione.

E più lunga è la durata del soggiorno nello stesso Paese all’estero meglio ti conoscerai: It’s better to live 10 years in 1 country than 2 years in 5 countries, infatti, prima bisogna ambientarsi e risolvere questioni pratiche (ricerca di un alloggio, ricerca dei servizi sanitari, di trasporto, ecc.) poi  ciò che abbiamo appreso si sedimenta.

Creatività

La ricerca When in Rome … Learn why the Romans do what they do: How multicultural learning experiences facilitate creativity (a cura di Maddux, Adam, Galinsky, Journal of Personality and Social Psychology Bulletin,  vol. 96(5), maggio 2010) mostra come l’interazione multiculturale contribuisca anche allo sviluppo della creatività, della capacità di trovare soluzioni diverse ai problemi (flessibilità mentale), della capacità di cogliere associazioni e  aiuta a superare functional fixedness (atteggiamento mentale che ci rende in grado di vedere solo le soluzioni che implicano l’impiego di oggetti nel modo più consueto; un esempio di fissità funzionale è il famoso problema della candela, ideato dallo psicologo Karl Duncker negli anni ’40).

Gli stessi autori hanno esplorato il legame tra creatività e vivere all’estero nello studio Cultural borders and mental barriers: The relationship between living abroad and creativity (a cura di Maddux, Galinsky, Journal of Personality and Social Psychology, vol. 96, 2009).

E secondo l’articolo Expanding opportunities by opening your mind: Multicultural engagement predicts job market success through longitudinal increases in integrative complexity (Maddux, Bivolaru, Hafenbrack, Tadmor, Galinsky, Social Psychological and Personality Science, vol. 5(5), 2014)  vivere in contesti multiculturali apre la mente e aumenta le opportunità di lavoro. L’apprendimento di altre culture e l’adattamento ad altre culture ci aiutano a decifrare le esperienze in modi nuovi e a considerare e combinare più prospettive.

Si tratta di una competenza chiamata dagli psicologi integrative complexity – pare molto apprezzata da aziende e datori di lavoro.

L’articolo Acculturation strategies and integrative complexity the cognitive implications of biculturalism (Tadmor, Tetlock, Peng, Journal of Cross-Cultural Psychology, vol. 40, gennaio 2009) spiega: se mi trasferisco all’estero e riesco a sfruttare le complessità e le consapevolezze più sofisticate prodotte dal vivere secondo principi biculturali (identificandomi simultaneamente con entrambe le culture, quella di provenienza e quella ospitante) e in contesti diversi, questa capacità di elaborazione delle informazioni o complessità integrativa diventa uno strumento per muovermi più efficacemente nei contesti professionali e privati.

Un altro studio dimostra i benefici cognitivi di un periodo di studio all’estero: On the Cognitive Benefits of Cultural Experience: Exploring the Relationship between Studying Abroad and Creative Thinking (Lee, Therriault, Linderholm, Applied Cognitive Psychology, 2012).

Infine, non solo vivere o studiare all’estero, ma anche viaggiare ci rende più creativi, così Brent Crane nell’articolo For a more creative brain, travel pubblicato tradotto dalla rivista Internazionale (The Atlatntic, 2015).

 

 

To be continued con un capitolo sui benefici di imparare più lingue…