Colloquio di lavoro: le domande proibite

Colloquio di lavoro: le domande proibite

Colloquio di lavoro: le domande proibite

3 Luglio 2020

Il colloquio è un passaggio fondamentale nella tua ricerca di lavoro: senza colloquio non c’è assunzione.
Serve all’azienda per capire se l’esaminato è adatto alla posizione per cui si candida, tramite la valutazione delle sue capacità professionali, delle motivazioni e di abilità che emergono nell’intervista: capacità relazionali, scioltezza, presenza.

Ti potrebbe capitare, però, di imbatterti in un colloquio invasivo, in cui ti vengono poste domande che attengono alla tua sfera privata e alla tua vita personale. A volte apparentemente innocue, a volte marcatamente fastidiose o imbarazzanti, sono domande non solo inopportune, ma anche illegali: i divieti sono contenuti in varie fonti normative*.

È importante affrontare un colloquio di lavoro in piena consapevolezza dei tuoi diritti e sapere che a certe domande non sei tenuto a rispondere. Il nostro ordinamento giuridico vieta infatti all’esaminatore di toccare nell’intervista – con domande dirette o indirette – gli argomenti che attengono alla sfera personale del candidato e che non sono rilevanti per valutarne la capacità di svolgere le mansioni del profilo, nonché tutte le domande che possono essere discriminatorie (discriminazione di genere, di religione, di nazionalità, di orientamento sessuale ecc.).

Gli argomenti vietati sono:

  • nazionalità ed etnia
  • disabilità (salvo che se indicato sul cv di appartenere alle categorie protette)
  • condizione familiare
  • religione
  • status militare
  • età
  • carichi giuridici pendenti
  • fumo e consumo di sostanze alcoliche/droghe
  • stato di salute
  • orientamento sessuale
  • partecipazione a organizzazioni sindacali politiche ecc.

 

Abusi si possono verificare anche riguardo alla documentazione richiesta al candidato. A questo proposito, possiamo distinguere tra documentazione che può essere richiesta, documentazione che non può essere richiesta e documentazione che può essere richiesta solo se rilevante ai fini dell’idoneità a svolgere le mansioni del profilo.

Possono essere richiesti:

  • titolo di studio
  • permesso di soggiorno
  • certificato del casellario giudiziale, ossia le sentenze definitive di condanna

Non possono essere richiesti:

  • certificato dei carichi pendenti, perché in conflitto con la norma costituzionale che considera l’imputato non colpevole fino alla condanna definitiva
  • stato di famiglia

Possono essere richiesti solo se attinenti all’idoneità a svolgere le mansioni:

  • patente
  • test psicoattitudinali, solo se condotti da psicologi iscritti all’albo e nel rispetto della privacy

 

E se ti capitassero, nel corso di un colloquio, una o più di queste domande proibite? Come rispondere? Hai varie opzioni.
Il rifiuto secco a rispondere è legittimo, ma potrebbe essere controproducente e avere come conseguenza la non assunzione. D’altro canto, fornire informazioni false è inopportuno (in genere le bugie prima o poi vengono a galla), pertanto te lo sconsigliamo.
In generale, la risposta più efficace e vincente è quella in cui fai presente in modo gentile che la domanda è personale e aggiri l’ostacolo fornendo al tuo interlocutore le informazioni che cercava ponendoti quella domanda.

Per capirci, un esempio.
Una domanda frequente nei colloqui riguarda stato coniugale e figli. In genere rivolta alle donne, serve all’azienda per capire se gli impegni familiari influiranno sulla disponibilità lavorativa della candidata.
Puoi evitare la risposta diretta e fornire ugualmente le informazioni dicendo spontaneamente se sarai disponibile a trasferta e lavoro extra e in che misura.

 

 

*Fonti normative:

 

 

Foto: betexion