Termine della presentazione della domanda: 20 gennaio 2019.
Con il programma VULCANO, finanziato dal Centro per la Cooperazione industriale UE-Giappone e dalla società giapponese di accoglienza, puoi fare un tirocinio di 8 mesi in un’azienda in Giappone.
Oltre alla possibilità di fare un tirocinio il programma ti offre un seminario in Giappone e un corso intensivo di 4 mesi di lingua giapponese.
Il tutto a partire da settembre 2019.
Bisogna essere iscritti al 4° anno ufficiale di studi o al penultimo anno di PhD per poter fare domanda.
Il finanziamento è di 1.900.000 Yen per coprire le spese di viaggio e le spese di vitto e alloggio.
Se capisci già un po’ di giapponese prova a guardare e ascoltare le presentazioni finali di chi ha fatto l’esperienza prima di te: Grega Kespret è stato in Giappone nel 2010 e Iñigo Vicuña nel 2013.
I 44 funzionari per l’area della promozione culturale devono avere il diploma di: laurea o laurea magistrale nell’area umanistico-sociale o scientifico-tecnologica; laurea o laurea specialistica equiparate sulla base degli allegati 2 e 3; diploma di laureaequiparato; titoli stranieri equiparati o equipollenti.
Le prove d’esame consistono in 2 prove scritte e in 1 prova orale su: patrimonio culturale italiano, in particolare dell’800 e del ‘900, nei campi letterario, storico, artistico, musicale e dello spettacolo; storia d’Italia dall’Unificazione ai giorni nostri; letteratura italiana; arte italiana; musica italiana; cinema italiano; altri elementi del patrimonio culturale; diritto amministrativo; contabilità di Stato; economia e gestione delle imprese, con particolare riferimento alle imprese culturali; informatica.
Viene assegnato un punteggio anche a esperienze acquisite nel campo della promozione culturale; attività lavorative presso organizzazioni internazionali.
In base al numero delle domande di partecipazione potrebbe esserci una prova preselettiva di 50 minuti compsta da 70 domande a risposta multipla su: patrimonio culturale italiano, in particolare dell’800 e del ‘900, nei campi letterario, storico, artistico, musicale e dello spettacolo; inglese; elementi di diritto amministrativo; elementi di contabilità dello Stato; elementi di economia e gestione delle imprese culturali.
I 177 funzionari amministrativi, contabili e consolari devono avere: laurea o laurea magistrale nell’area umanistico-sociale o scientifico-tecnologica; laurea o laurea specialistica equiparate sulla base degli allegati 2 e 3; diploma di laurea equiparato; titoli stranieri equiparati o equipollenti.
Le prove d’esame consistono in 3 prove scritte e 1 prova orale su: diritto amministrativo; diritto civile; diritto internazionale privato; diritto consolare; contabilità di Stato; diritto pubblico; diritto internazionale pubblico e dell’Unione europea; informatica; geografia politica ed economica.
Viene assegnato un punteggio anche attività lavorative a livello di funzionario svolte presso organizzazioni internazionali.
In base al numero delle domande di partecipazione potrebbe esserci una prova preselettiva di 50 minuti composta da 70 domande a risposta multipla per accertare capacità logica e preparazione in: diritto civile e internazionale privato; diritto consolare; diritto amministrativo; contabilità dello Stato; inglese.
I quesiti delle prove preselettive saranno online almeno 20 giorni prima delle prove.
Se abiti da 2 anni in Giappone e hai un diploma di istruzione secondaria di 1° grado puoi partecipare al concorso per l’assunzione a tempo indeterminato di un impiegato assistente amministrativo nel settore segreteria-archivio presso l’Istituto italiano di cultura di Osaka entro il 26 luglio 2018.
Chi ha invece la residenza negli Stati Uniti da almeno 2 anni può partecipare alla selezione di un impiegato assistente amministrativo nel settore consolare-visti del Consolato generale d’Italia a Miami entro il 6 agosto 2018.
Termine per la presentazione della domanda: 28 giugno 2018.
Il MEXT (Ministero giapponese di educazione, cultura, sport, scienze e tecnologie) offre per gli anni 2019/2024 borse di studio per frequentare un’università giapponese fino al conseguimento della laurea.
Può fare domanda:
chi è cittadino italiano
chi è nato fra il 2 aprile 1994 e il 1 aprile 2002
chi ha il diploma di scuola di istruzione secondaria di II grado entro marzo 2019
La borsa di studio dura 5 anni, da aprile 2019 a marzo 2024.
All’inizio c’è un corso di lingua giapponese di 1 anno (compreso nei 5). Gli studenti di Medicina, Odontoiatria, Veterinaria o Farmacia riceveranno una borsa per 7 anni.
L’importo della borsa di studio è 117000 yen mensili (circa 940 euro).
I candidati dovranno fare un esame scritto a metà di luglio a Roma presso l’Ambasciata del Giappone. Chi supererà l’esame scritto dovrà sostenere un colloquio.
Sulle possibilità di studiare in Giappone puoi leggere l’articolo di Bresciagiovani: Giappone? Pronti via, mentre sul blog Strane storie di viaggi – Il Giappone della cucina e dei luoghi meno conosciuti trovi 3 articoli del 2015 sulla ricerca di un alloggiotramite agenzie immobiliari.
Altre possibilità, più economiche, sono:
in uno studentato: chiedi in università, al housing office; a volte il servizio è gestito da un ente esterno (guarda, per esempio, sul sito della Kyoto university o sul sito della Hokkaido university). Negli studentati ci sono camere in condivisione e camere singole. Bagno, cucina e sala sono aree comuni. È una delle soluzioni più economiche. In alcuni studentati c’è anche la mensa. Questo video su studentati è stato girato nel 2011 da uno studente italiano in Giappone
in un appartamento in condivisione: share-house, in inglese, è una casa o un appartamento condiviso da più persone. Puoi condividere, oltre all’appartamento, anche la stanza oppure puoi avere una stanza singola. Per cercare o offrire una share-house puoi consultare le bacheche in università o i siti di annunci, oppure rivolgerti a un’agenzia privata (a cui dovrai versare una commissione)
Scrivi un tema sul cambiamento che vorresti e rifletti su come ciascuno di noi può fare la differenza nel mondo.
Gli scritti devono essere massimo di 700 parole, in inglese, spagnolo, tedesco, francese o massimo 1600 caratteri in giapponese.
Gli insegnanti e i presidi possono presentare una raccolta di componimenti della propria classe.
Puoi presentare anche più di un tema e anche temi scritti in lingue diverse. Puoi presentare un tema in italiano accompagnato da una traduzione in inglese, spagnolo, tedesco, francese o giapponese.
Ci sono 2 categorie:
bambini: fino a 14 anni
giovani: da 15 a 25 anni
Il 1° premio è 100,00 yen e un regalo, il 2° premio è 50,000 yen e un regalo, il 3° premio un certificato e un regalo.
Il vincitore del 1° premio sarà invitato alla cerimonia di premiazione a Tokyo in Giappone il 23 novembre 2018 dove riceverà il Minister of Education Award.
Termine di presentazione della domanda: 9febbraio 2018.
Sono aperte le iscrizioni per le borse di studio annuali per studenti universitari (eccetto gli studenti iscritti al 1°anno) di corsi di laurea triennale di lingua o cultura giapponese.
I requisiti per partecipare sono essere nati tra il 2 aprile 1988 e il 1° aprile 2000 e conoscere la lingua giapponese.
L’importo mensile della borsa di studio è 117000 yen; si riceve anche biglietto aereo di andata e ritorno in classe turistica.
Le borse di studio hanno durata di 1 anno accademico da ottobre 2018.
Leggi anche Giappone? Pronti via! pubblicato su Bresciagiovani e scorri gli articoli taggati Giappone per scoprire altre opportunità per la terra del Sole nascente.
Nell’opera di uno dei più famosi disegnatori italiano contemporanei si trovano “moltissimi i riferimenti alla cultura e alla storia giapponese, a partire da grandi scrittori come Yasunari Kawabata, passando per i miti e le leggende yokai, il buddismo, l’atomica, il manga e il cibo. Nei vari capitoli che compongono il libro, Igort intervalla pagine di fumetto, illustrazioni, testi scritti e fotografie, scavando nella propria memoria per comporre un personalissimo viaggio nel tempo, tra presente e passato, di un paese in continua evoluzione e allo stesso tempo fortemente legato alle proprie tradizioni”.
Chi frequenta ancora la scuola e non ha progetti precisi per il futuro può provare a leggere l’interessante e approfondito testo di Aldo Tollini Kanij – Elementi di linguistica degli ideogrammi giapponesi (pubblicato nel 1992 sul sito dell’università Ca’ Foscari di Venezia) e pensare se approfondire la lingua giapponese potrebbe essere una strada da seguire.
Termine di presentazione della domanda: 20 gennaio 2018.
Con il programma “Vulcanus in Giappone” puoi fare un tirocinio di 8 mesi presso un’azienda giapponese.
Prima di iniziare il tirocinio seguirai un seminario sul Giappone di 1 settimana e un corso intensivo di lingua giapponese di 4 mesi.
Il tirocinio inizia a settembre 2018.
Requisiti:
cittadinanza dell’Unione europea
iscrizione al 4° anno (o il penultimo anno di dottorato) di un corso di studi tecnico-scientifico
buona conoscenza lingua inglese
Il rimborso di circa 1900.000 yen copre le spese di viaggio di andata e ritorno, l’assicurazione e le spese base quotidiane.
L’alloggio è messo a disposizione dall’azienda ospitante.
Il programma Vulcanus in Giappone è sovvenzionato dal Centro UE-Giappone per la Cooperazione Industriale (Commissione europea e Ministero giapponese dell’economia, del commercio e dell’industria) e dalla dall’azienda ospitante.
Termine di presentazione della domanda: 7 luglio 2017.
Il MEXT (Ministero giapponese di educazione, cultura, sport, scienze e tecnologie) offre per gli anni 2018/2023 borse di studio per frequentare un’università giapponese fino al conseguimento della laurea.
I requisiti per poter fare domanda sono:
essere cittadini italiani
essere nati fra il 2 aprile 1996 e il 1 aprile 2001
avere il diploma di scuola di istruzione secondaria di II grado (scuola superiore) entro marzo 2018
I candidati possono indicare massimo 3 materie (in ordine di preferenza) in cui laurearsi all’interno fra le seguenti:
Scienze sociali e umanistiche: A: Giurisprudenza, Scienze politiche, Pedagogia, Sociologia, Letteratura, Storia, Lingua giapponese, altro; B: Economia, Business Administration
La borsa di studio dura 5 anni, da aprile 2018 a marzo 2023.
È prevista la possibilità di seguire un corso di lingua giapponese della durata di 1 anno (compreso nei 5). Gli studenti di Medicina, Odontoiatria, Veterinaria o Farmacia riceveranno una borsa per 7 anni.
L’importo della borsa di studio è 117000 yen mensili (circa 940 euro),biglietto aereo di andata e ritorno e le tasse universitarie.
I candidati saranno invitati a fare un esame scritto (di 3-5 ore, in base alla materia prescelta) circa a metà di luglio a Roma presso l’Ambasciata del Giappone. Chi supererà l’esame scritto dovrà sostenere un colloquio.
Sul blog Strane storie di viaggi – Il Giappone della cucina e dei luoghi meno conosciuti ci sono 3 articoli del 2015 sulla ricerca di un alloggio: affittare un appartamento è, infatti, una procedura complicata (e anche la soluzione abitativa più costosa).
L’articolo parla solo della ricerca tramite agenzie immobiliari, sappi che ci sono molte altre possibilità:
in uno studentato
chiedi direttamente in università, al housing office, se il servizio è gestito da un ente esterno ti daranno i contatti (guarda, per esempio, sul sito della Kyoto university o sul sito della Hokkaido university). Ci sono camere in condivisione e camere singole. Bagno, cucina e sala sono aree comuni. È una delle soluzioni più economiche. In alcuni studentati c’è la mensa e i pasti sono inclusi nell’affitto
in un appartamento in condivisione
share-house, in inglese, è una casa o un appartamento condiviso da più persone. Puoi condividere, oltre all’appartamento, anche la stanza oppure avere una stanza singola. Per cercare o offrire una share-house puoi consultare le bacheche in università o i siti di annunci liberi, oppure rivolgerti a un’agenzia privata (che chiede la commissione)
Sugli studentati (o dormitori) c’è un video girato nel 2011 da uno studente italiano in Giappone.
A febbraio 2017 è uscito sul quotidiano britannico di Londra The Guardian un interessante articolo sul fenomeno dei NEET nel Regno Unito: There’s plenty of hope for Neets. I should know – I was one.
Per i giovani che leggono Bresciagiovani e frequentano l’Informagiovani di Brescia (o di altre città) l’articolo è doppiamente interessante: parla di una situazione esistenziale spesso difficile che molti di noi vivono senza sapere che per questo motivo rientrano in una categoria sociologica – quella dei NEET, appunto – e racconta la storia di chi è passato dall’altra parte: da NEET Helena Kiely è diventata joint director (codirettrice) del Really Neet Project.
Prima di proseguire, però, chiedamoci: che cos’è un NEET? Sono un NEET io? Ci sono NEET intorno a me?
NEET è una categoria utilizzata in economia e in sociologia del lavoro per indicare persone che non sono impegnate nel ricevere un’istruzione o una formazione, non hanno un impiego né lo cercano, e non sono impegnate in altre attività assimilabili quali, per esempio, tirocini o lavori domestici.
Quando il termine è stato usato per la 1° volta nel 1999 nel report del governo del Regno Unito Bridging the gap: new opportunities for 16 –18 year olds not in education, employment or training si comprendeva nella categoria NEET persone tra i 16 e i 24 anni; le caratteristiche del NEETtuttavia variano e continuano a variare leggermente da Paese a Paese e nello stesso Paese, per esempio, nel 2013 nel Regno Unito è stato coniato il termine NLFET, oppure si è pensato a una sottocategoria dei NEET dai 16 ai 18 anni e, in Italia, i NEET sono persone tra i 15 e i 29 anni, e in alcuni casi anche persone fino a 35 anni che abitano ancora con i genitori.
Secondo gli autori della ricerca la popolarità del concetto di NEET, a cui le organizzazioni internazionali e i media hanno dato sempre più importanza, è dovuta al suo potenziale di toccare una vasta gamma di vulnerabilità e problemi giovanili, quali la disoccupazione, l’abbandono scolastico, lo scoraggiamento, le conseguenze della crisi economica, in particolare nelle economie avanzate.
L’obbiettivo 8 diceva infatti: “by 2030 achieve full and productive employment and decent work for all women and men, including for young people and persons with disabilities, and equal pay for work of equal value, and by 2020 substantially reduce the proportion of youth not in employment, education or training (NEET)“.
Gli autori spiegano così il motivo della ricerca: NEET è un indicatore ampiamente frainteso e pertanto male interpretato. Vogliamo sottolineare alcune idee sbagliate e contribuire a una migliore comprensione di questo indicatore affinché possa essere utilizzato al meglio per ciò che realmente misura.
Nel 2011, l’agenzia dell’Unione europea Eurofound – Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro – ha analizzato la situazione dei giovani disoccupati e al di fuori di ogni ciclo di istruzione e formazione cercando di comprendere le conseguenze economiche e sociali della loro mancata partecipazione al mercato del lavoro e della formazione e ha pubblicato i risultati preliminari della ricerca nel documento Giovani e NEET in Europa: primi risultati.
Torniamo dunque all’articolo apparso a febbraio 2017 sul The Guardian:
Oggi più di 1 su 10 giovani nel Regno Unito non sono impegnati nel ricevere un’istruzione o una formazione, non hanno un impiego né lo cercano, e non sono impegnate in altre attività assimilabili quali, per esempio, tirocini o lavori domestici: sono (NEET), di cui 407.000 donne.
Helena Kiely era una di loro, oggi usa la propria esperienza per aiutare gli altri.
Figlia di migranti irlandesi a Londra, vittima di pregiudizi razziali, Helena Kiely lascia la scuola a 11 anni senza aver preso il diploma. Limita le relazioni a persone, come lei, stigmatizzate. A 16 anni riprende gli studi e durante l’ultimo anno di università inizia a collaborare con il Really Neet Project, a 28 è joint director.
Helena Kiely racconta: Ogni giorno incontro persone che hanno poche aspirazioni [forse più che poche sono aspirazioni frustrate] e molti ostacoli alla realizzazione dei propri sogni. Mancanza di un’abitazione, abuso di sostanze, difficoltà famigliari, problemi di salute mentale sono all’ordine del giorno. Il nostro lavoro consiste nel mettere ciascun individuo nella condizione di poter fare e aiutarlo a eliminare, trasformare o aggirare gli ostacoli.
Ho capito che posso usare la mia esperienza: essere stata nei loro panni, mi permette di relazionarmi a loro e loro mi vedono come la prova che è possibile superare le difficoltà. Lavorare con i NEET mi ha fatto capire che dobbiamo essere flessibili nel nostro approccio, dobbiamo personalizzare il nostro approccio a ogni singolo individuo e riconoscere che non esistono due persone uguali: per esempio, non tutte le persone di 19 anni sono pronte a entrare nel mondo del lavoro.
“I know how tough it can be to not have qualifications and not feel like you have any career options. But I’ve seen how much young people can achieve when given the right support“, conclude.
Cerchiamo di tenere a mente il consiglio di Helena Kiely: non possiamo qui personalizzare il nostro approccio (dove sei chi sei mio lettore?), ma possiamo cercare di diversificarlo.
Nel video The NEET Aki, una ragazza filippino-americana di 23 anni, racconta in modo molto ironico e, soprattutto, con l’intento di aiutare chi si trova sconfortato e bloccato nella condizione di NEET, la presenza dei NEET negli Anime giapponesi (là, appunto, dove “your job is your life“: in Giappone) e la loro somiglianza agli hikikomori.
Gli hikikomori sono un’altra categoria sociale che ha in comune con i NEET la tendenza a isolarsi dalla società. Gli hikikomori, tuttavia, talvolta lavorano o hanno un’occupazione e perseguono l’isolamento in sé. I NEET, invece, rischiano di isolarsi per la frustrazione di non trovare un’occupazione e la conseguente perdita di fiducia in se stessi e nelle opportunità (“man, what am I even doing with my life, I don’t feel like doing anything, I’m not motivated enough, society is askin’ to much from me and I can’t keep up man“).
Aki, dunque dà 2 consigli: 1. “change the way you see yourself and the world, like you don’t have to start off on the grand scale of things, trying to find out the meaning of life, just like baby steps” e 2. “force yourself to ineract with people, from personal experience too much isolation can cause a lot of depression, it’s good having a lot of time, I personally value my privacy, keyword being: content with, I mean, just give it a shot, try reaching out to people“.
Per vedere cosa può essere un hikikomori c’è un film affascinante Tokyo! del 2008: film in 3 episodi girati da 3 registi diversi: i primi 2 episodi sono girati da registi francesi Michel Gondry e Leos Carax, il 3°, intitolato Shaking Tokyo, dal regista sudcoreano Bong Joon-ho.
Restando in Italia, nel 2014 la Fondazione Teatro di Parma ha portato in scena il testo del drammaturgo austriaco Holger Schober Hikikomori, Metamorfosi di una generazione:
«Lo spettacolo porta in scena un protagonista esemplare di questa generazione, che in Europa, in parte, è individuata dalla definizione NEET – Not (engaged) in Education, Employment or Training (cioè che non studia, non lavora e non fa formazione): nel chiuso asfittico della propria stanza, come in un nido/prigione, H. il protagonista, come molti ragazzi suoi coetanei, si abbandona alla non-azione perpetua; l’unico trait d’union con il mondo esterno, negato e rifiutato, è internet, in cui ricostruire le relazioni e far vivere il proprio alter-ego. Una fascia di popolazione che da una ricerca dell’ISTAT era costituita in Italia nel 2009 da più di 2 milioni di soggetti. Di fronte a questi numeri e al testo di Schober, gli adulti spettatori, ma anche i ragazzi che assisteranno allo spettacolo sono posti dinanzi a una semplice parola, “responsabilità”».
Un approccio più serio nel mostrare il fenomeno dei NEET, i suoi rischi e le possibili soluzioni, si trova nei 2 video I’m a NEET – Part 1 e I’m a NEET – Part 2 girati da un gruppo di NEET con la collaborazione del Swansea Youth Service, il servizio per le politiche giovanili della città del Galles Swansea: nei video vediamo e ascoltiamo giovani, ma anche datori di lavoro di ex-NEET e genitori che raccontano in prima persona la propria esperienza con questo fenomeno e quali soluzioni sono possibili secondo loro.
La letteratura ci può aiutare, forse, a ampliare le nostre visioni (diversificare il nostro approccio?) attraverso il famoso romanzo russo di Ivan Aleksandrovič Gončarov Oblomov (1859) e l’altrettanto famoso romanzo Bartleby the scrivener (1853) dello scrittore americano Herman Melville – a cui è stata dedicata una giornata di studi all’Università di Bologna (c’è anche un video).
Più di recente, troviamo il romanzo dello scrittore egiziano Albert Cossery I fannulloni nella valle fertile (1948), oltre alle tante opere uscite negli ultimi 10 anni sulla precarietà del lavoro giovanile e non solo, come Mi chiamo Roberta, ho 40 anni, guadagno 250 euro al mese… (Einaudi, 2006) di Aldo Nove, o Vita precaria e amore eterno di Mario Desiati (Mondadori, 2006), Pausa caffè (Sironi, 2004) di Giorgio Falco, Un anno di corsa di Giovanni Accardo (Sironi, 2006) e tanti altri, o sul dramma della disoccupazione, come il bellissimo, anche se del 1959, Donnarumma all’assalto di Ottiero Ottieri.
Termine di presentazione della domanda: 20 gennaio 2017.
Il programma “Vulcanus in Giappone” dà la possibilità di fare un tirocinio presso un’azienda giapponese da settembre 2017 ad agosto 2018.
Nato nel 1997, il programma prevede che il tirocinante:
segua un seminario sul Giappone della durata di 1 settimana
frequenti un corso di giapponese intensivo di 4 mesi
faccia un tirocnio di 8 mesi in un’azienda giapponese
Puoi fare domanda di partecipazione se sei:
cittadino dell’Unione europea
studente di Ingegneria, Informatica, Chimica, Biotecnologia, Fisica, Matematica, ecc. presso università entro in confini dell’Unione europea
iscritto almeno al 4° anno ufficiale di studi
I candidati sono selezionati in base al curriculum accademico e al parere dei loro professori, alla conoscenza dell’inglese scritto e parlato, alla motivazione, all’interesse nei confronti delle relazioni Unione Europea-Giappone e alla capacità di adattamento.
I tirocinanti ricevono un rimborso di circa 1900.000 yen, per coprire le spese di viaggio di andata e ritorno, l’assicurazione e le spese primarie di soggiorno in Giappone.
L’alloggio è messo a disposizione dall’azienda ospite per i 12 mesi.
Il corso di lingua e il seminario sono a carico del centro UE-Japan per la Cooperazione Industriale.
Il programma Vulcanus in Giappone è sovvenzionato dal Centro UE-Giappone per la Cooperazione Industriale (joint venture cofinanziata dalla Commissione europea e dal Ministero giapponese dell’Economia, del Commercio e dell’Industria) e dalla società ospite giapponese.
La borsa di studio dura 5 anni, aprile 2017 a marzo 2022, incluso il periodo di 1 anno dedicato al corso di lingua giapponese; durerà 7 anni per studenti di Medicina, Odontoiatria, Veterinaria o Farmacologia.
I candidati che conoscono già abbastanza bene il giapponese o che intendono iscriversi a un’università che non ne richiede la conoscenza possono evitare di frequentare il corso di lingua giapponese e nel loro caso la borsa di studio durerà 4 anni (o 6).
Requisiti:
cittadinanza italiana
essere nati fra il fra il 2 aprile 1995 e il 1 aprile 2000.
possedere – entro marzo 2016 – il diploma di scuola di istruzione secondaria di secondo grado (scuola superiore)
L’importo della borsa di studio è di 117.000 yen mensili, più il biglietto aereo di andata e ritorno in classe turistica e le tasse universitarie.
I candidati dovranno sostenere un esame scritto che si svolgerà a luglio a Roma.
Chi superererà l’esame scritto sarà ammesso ai colloqui.
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