Step, società di ricerca a selezione del personale, organizza 2 corsi gratuiti per Addetto alla contabilità e alla segreteria estera a Brescia presso la sede.
I corsi sono rivolti a due diverse categorie di destinatari
Addetto alla contabilità e alla segreteria estera – Destinatari: neet
Contenuto: fornisce le capacità per svolgere in modo competente ed efficace incarichi nell’ambito della contabilità generale e delle registrazioni. Verranno approfonditi temi quali la comunicazione aziendale e l’organizzazione delle attività e delle riunioni per formare una figura professionale completa.
Destinatari: disoccupati/inoccupati non frequentanti percorsi formativi e che hanno conseguito un titolo di studio da lameno 4 mesi con età inferiore ai 30 anni (neet)
Durata: 100 ore
Data di inizio: 26 aprile 2017
Orario: da lunedì a venerdì dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 18 (15 aprile dalle 9 alle 13)
Addetto alla contabilità e alla segreteria estera – Destinatari: Dote Unica Lavoro-Pil
Contenuto: fornisce le capacità per svolgere in modo competente ed efficace incarichi nell’ambito della contabilità generale e delle registrazioni. Verranno approfonditi temi quali la comunicazione aziendale e l’organizzazione delle attività e delle riunioni per formare una figura professionale completa.
Destinatari: residenti o domiciliati in Lombardia con più di 30 anni disoccupati da minimo 12 mesi; il corso è rivolto a candidati che aderiscono al Progetto Dote Unica Lavoro-Pil
Durata: 100 ore
Data di inizio: 26 aprile 2017
Orario: da lunedì a venerdì dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 18 (15 aprile dalle 9 alle 13)
Step, società di ricerca a selezione del personale, organizza 2 corsi gratuiti per Operatori turistici con lingua inglese a Brescia presso la sede.
I corsi sono rivolti a due categorie diverse di destinatari.
Operatori turistici con lingua inglese – destinatari: neet
Contenuto: il corso è finalizzato ad approfondire le capacità commerciali e di negoziazione al cliente e la capacità di gestione di un’agenzia turistica
Destinatari: disoccupati/inoccupati non frequentanti percorsi formativi e che hanno conseguito un titolo di studio da almeno 4 mesi con età inferiore ai 30 anni (neet)
Durata: 100 ore
Data di inizio: 26 aprile 2017
Orario: da lunedì a venerdì dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 18 (15 aprile dalle 9 alle 13); obbligo di frequenza
Operatori turistici con lingua inglese – destinatari: Dote Unica Lavoro-Pil
Contenuto: il corso è finalizzato ad approfondire le capacità commerciali e di negoziazione al cliente e la capacità di gestione di un’agenzia turistica
Destinatari: residenti o domiciliati in Lombardia con più di 30 anni disoccupati da minimo 12 mesi; il corso è rivolto a candidati che aderiscono al Progetto Dote Unica Lavoro-Pil
Durata: 100 ore
Data di inizio: 26 aprile 2017
Orario: da lunedì a venerdì dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 18 (15 aprile dalle 9 alle 13); obbligo di frequenza
A febbraio 2017 è uscito sul quotidiano britannico di Londra The Guardian un interessante articolo sul fenomeno dei NEET nel Regno Unito: There’s plenty of hope for Neets. I should know – I was one.
Per i giovani che leggono Bresciagiovani e frequentano l’Informagiovani di Brescia (o di altre città) l’articolo è doppiamente interessante: parla di una situazione esistenziale spesso difficile che molti di noi vivono senza sapere che per questo motivo rientrano in una categoria sociologica – quella dei NEET, appunto – e racconta la storia di chi è passato dall’altra parte: da NEET Helena Kiely è diventata joint director (codirettrice) del Really Neet Project.
Prima di proseguire, però, chiedamoci: che cos’è un NEET? Sono un NEET io? Ci sono NEET intorno a me?
NEET è una categoria utilizzata in economia e in sociologia del lavoro per indicare persone che non sono impegnate nel ricevere un’istruzione o una formazione, non hanno un impiego né lo cercano, e non sono impegnate in altre attività assimilabili quali, per esempio, tirocini o lavori domestici.
Quando il termine è stato usato per la 1° volta nel 1999 nel report del governo del Regno Unito Bridging the gap: new opportunities for 16 –18 year olds not in education, employment or training si comprendeva nella categoria NEET persone tra i 16 e i 24 anni; le caratteristiche del NEETtuttavia variano e continuano a variare leggermente da Paese a Paese e nello stesso Paese, per esempio, nel 2013 nel Regno Unito è stato coniato il termine NLFET, oppure si è pensato a una sottocategoria dei NEET dai 16 ai 18 anni e, in Italia, i NEET sono persone tra i 15 e i 29 anni, e in alcuni casi anche persone fino a 35 anni che abitano ancora con i genitori.
Secondo gli autori della ricerca la popolarità del concetto di NEET, a cui le organizzazioni internazionali e i media hanno dato sempre più importanza, è dovuta al suo potenziale di toccare una vasta gamma di vulnerabilità e problemi giovanili, quali la disoccupazione, l’abbandono scolastico, lo scoraggiamento, le conseguenze della crisi economica, in particolare nelle economie avanzate.
L’obbiettivo 8 diceva infatti: “by 2030 achieve full and productive employment and decent work for all women and men, including for young people and persons with disabilities, and equal pay for work of equal value, and by 2020 substantially reduce the proportion of youth not in employment, education or training (NEET)“.
Gli autori spiegano così il motivo della ricerca: NEET è un indicatore ampiamente frainteso e pertanto male interpretato. Vogliamo sottolineare alcune idee sbagliate e contribuire a una migliore comprensione di questo indicatore affinché possa essere utilizzato al meglio per ciò che realmente misura.
Nel 2011, l’agenzia dell’Unione europea Eurofound – Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro – ha analizzato la situazione dei giovani disoccupati e al di fuori di ogni ciclo di istruzione e formazione cercando di comprendere le conseguenze economiche e sociali della loro mancata partecipazione al mercato del lavoro e della formazione e ha pubblicato i risultati preliminari della ricerca nel documento Giovani e NEET in Europa: primi risultati.
Torniamo dunque all’articolo apparso a febbraio 2017 sul The Guardian:
Oggi più di 1 su 10 giovani nel Regno Unito non sono impegnati nel ricevere un’istruzione o una formazione, non hanno un impiego né lo cercano, e non sono impegnate in altre attività assimilabili quali, per esempio, tirocini o lavori domestici: sono (NEET), di cui 407.000 donne.
Helena Kiely era una di loro, oggi usa la propria esperienza per aiutare gli altri.
Figlia di migranti irlandesi a Londra, vittima di pregiudizi razziali, Helena Kiely lascia la scuola a 11 anni senza aver preso il diploma. Limita le relazioni a persone, come lei, stigmatizzate. A 16 anni riprende gli studi e durante l’ultimo anno di università inizia a collaborare con il Really Neet Project, a 28 è joint director.
Helena Kiely racconta: Ogni giorno incontro persone che hanno poche aspirazioni [forse più che poche sono aspirazioni frustrate] e molti ostacoli alla realizzazione dei propri sogni. Mancanza di un’abitazione, abuso di sostanze, difficoltà famigliari, problemi di salute mentale sono all’ordine del giorno. Il nostro lavoro consiste nel mettere ciascun individuo nella condizione di poter fare e aiutarlo a eliminare, trasformare o aggirare gli ostacoli.
Ho capito che posso usare la mia esperienza: essere stata nei loro panni, mi permette di relazionarmi a loro e loro mi vedono come la prova che è possibile superare le difficoltà. Lavorare con i NEET mi ha fatto capire che dobbiamo essere flessibili nel nostro approccio, dobbiamo personalizzare il nostro approccio a ogni singolo individuo e riconoscere che non esistono due persone uguali: per esempio, non tutte le persone di 19 anni sono pronte a entrare nel mondo del lavoro.
“I know how tough it can be to not have qualifications and not feel like you have any career options. But I’ve seen how much young people can achieve when given the right support“, conclude.
Cerchiamo di tenere a mente il consiglio di Helena Kiely: non possiamo qui personalizzare il nostro approccio (dove sei chi sei mio lettore?), ma possiamo cercare di diversificarlo.
Nel video The NEET Aki, una ragazza filippino-americana di 23 anni, racconta in modo molto ironico e, soprattutto, con l’intento di aiutare chi si trova sconfortato e bloccato nella condizione di NEET, la presenza dei NEET negli Anime giapponesi (là, appunto, dove “your job is your life“: in Giappone) e la loro somiglianza agli hikikomori.
Gli hikikomori sono un’altra categoria sociale che ha in comune con i NEET la tendenza a isolarsi dalla società. Gli hikikomori, tuttavia, talvolta lavorano o hanno un’occupazione e perseguono l’isolamento in sé. I NEET, invece, rischiano di isolarsi per la frustrazione di non trovare un’occupazione e la conseguente perdita di fiducia in se stessi e nelle opportunità (“man, what am I even doing with my life, I don’t feel like doing anything, I’m not motivated enough, society is askin’ to much from me and I can’t keep up man“).
Aki, dunque dà 2 consigli: 1. “change the way you see yourself and the world, like you don’t have to start off on the grand scale of things, trying to find out the meaning of life, just like baby steps” e 2. “force yourself to ineract with people, from personal experience too much isolation can cause a lot of depression, it’s good having a lot of time, I personally value my privacy, keyword being: content with, I mean, just give it a shot, try reaching out to people“.
Per vedere cosa può essere un hikikomori c’è un film affascinante Tokyo! del 2008: film in 3 episodi girati da 3 registi diversi: i primi 2 episodi sono girati da registi francesi Michel Gondry e Leos Carax, il 3°, intitolato Shaking Tokyo, dal regista sudcoreano Bong Joon-ho.
Restando in Italia, nel 2014 la Fondazione Teatro di Parma ha portato in scena il testo del drammaturgo austriaco Holger Schober Hikikomori, Metamorfosi di una generazione:
«Lo spettacolo porta in scena un protagonista esemplare di questa generazione, che in Europa, in parte, è individuata dalla definizione NEET – Not (engaged) in Education, Employment or Training (cioè che non studia, non lavora e non fa formazione): nel chiuso asfittico della propria stanza, come in un nido/prigione, H. il protagonista, come molti ragazzi suoi coetanei, si abbandona alla non-azione perpetua; l’unico trait d’union con il mondo esterno, negato e rifiutato, è internet, in cui ricostruire le relazioni e far vivere il proprio alter-ego. Una fascia di popolazione che da una ricerca dell’ISTAT era costituita in Italia nel 2009 da più di 2 milioni di soggetti. Di fronte a questi numeri e al testo di Schober, gli adulti spettatori, ma anche i ragazzi che assisteranno allo spettacolo sono posti dinanzi a una semplice parola, “responsabilità”».
Un approccio più serio nel mostrare il fenomeno dei NEET, i suoi rischi e le possibili soluzioni, si trova nei 2 video I’m a NEET – Part 1 e I’m a NEET – Part 2 girati da un gruppo di NEET con la collaborazione del Swansea Youth Service, il servizio per le politiche giovanili della città del Galles Swansea: nei video vediamo e ascoltiamo giovani, ma anche datori di lavoro di ex-NEET e genitori che raccontano in prima persona la propria esperienza con questo fenomeno e quali soluzioni sono possibili secondo loro.
La letteratura ci può aiutare, forse, a ampliare le nostre visioni (diversificare il nostro approccio?) attraverso il famoso romanzo russo di Ivan Aleksandrovič Gončarov Oblomov (1859) e l’altrettanto famoso romanzo Bartleby the scrivener (1853) dello scrittore americano Herman Melville – a cui è stata dedicata una giornata di studi all’Università di Bologna (c’è anche un video).
Più di recente, troviamo il romanzo dello scrittore egiziano Albert Cossery I fannulloni nella valle fertile (1948), oltre alle tante opere uscite negli ultimi 10 anni sulla precarietà del lavoro giovanile e non solo, come Mi chiamo Roberta, ho 40 anni, guadagno 250 euro al mese… (Einaudi, 2006) di Aldo Nove, o Vita precaria e amore eterno di Mario Desiati (Mondadori, 2006), Pausa caffè (Sironi, 2004) di Giorgio Falco, Un anno di corsa di Giovanni Accardo (Sironi, 2006) e tanti altri, o sul dramma della disoccupazione, come il bellissimo, anche se del 1959, Donnarumma all’assalto di Ottiero Ottieri.
Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti. Per avere maggiori informazioni consultare la seguente informativa cookies. La chiusura del banner mediante selezione della stessa X, non consente l’utilizzo di cookie o altri strumenti di tracciamento diversi dai tecnici.