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Dentro la prima zona rossa

mercoledì 15 Settembre | 9:00 - 12:00

|Evento ricorrente (vedi tutto)
fino al 3 ottobre dal martedì al giovedì 9-12; sabato e domenica 16-19
Gratuito

Fotografie di Marzio Toniolo.

Il 20 febbraio 2020, presso l’ospedale di Codogno, a 2 km da casa mia, è stato accertato
il primo focolaio della pandemia di Covid-19. Il primo in Italia. Il primo in Europa. Il
primo nel mondo occidentale. Nessuno avrebbe mai immaginato che quello sarebbe
diventato l’epicentro di un evento in grado di cambiare ben presto le nostre vite e
quelle dell’intero pianeta.
A fine marzo ci saremmo trasferiti nella nuova casa e, nel mentre, eravamo ospiti dai
miei nonni già da qualche mese. Quel giorno, invece, è cambiato tutto e ci siamo
ritrovati all’interno della cosiddetta Zona Rossa: un territorio di dieci paesi blindati dalle
forze dell’ordine. Ho vissuto i primi 18 giorni di isolamento con mia moglie, nostra figlia
di quasi tre anni, i miei nonni e mio padre, qui in visita dalla Sardegna. Sei persone per
quattro generazioni diverse all’interno della stessa abitazione.
Da allora ci siamo abituati al timore di imbatterci in questo nemico accompagnati
dall’angoscia, dal terrore e dalla speranza. Nel mentre la convivenza si è fatta talvolta
difficile, così come il mantenimento di un equilibrio nelle dinamiche familiari, dominate
dall’esuberanza di mia figlia e, per contrappeso, dalla demenza senile di mio nonno.
Dopo i primi giorni di notizie ed indicazioni piuttosto confuse, la paura ha lasciato
spazio all’idea che il virus non costituisse un pericolo importante. L’assenza di traffico ha
fatto sì che la gente si riappropriasse degli spazi aperti, creando assembramenti e
favorendo la trasmissione della malattia.
I contagi sono aumentati vertiginosamente ed il tasso di mortalità si è mediamente
quadruplicato rispetto all’anno precedente. Quando è stata proclamata l’estensione a
tutta l’Italia delle restrizioni, qui stava già avvenendo un cambio di rotta importante
riguardo i comportamenti sociali: la limitazione di ogni spostamento e l’adozione delle
prime forme di distanziamento fisico hanno anticipato i decreti, permettendo al nostro
territorio, nonostante fosse considerato zona di focolaio da Covid-19, di abbattere il
numero dei contagi e dei decessi nel giro di due mesi.
Oggi la situazione, nella Zona Rossa di Codogno e dintorni, è in costante
miglioramento.
In questo tempo abbiamo potuto, a modo nostro, preparare all’impatto le persone fuori
da questo territorio, specialmente in quelle zone d’Italia e del mondo in cui il pericolo
legato al Covid-19 non veniva nemmeno preso in considerazione.
Quanto accaduto mi ha permesso di confrontarmi con le dinamiche alienanti, sospese e
provanti dell’isolamento e della sofferenza e, per contrasto, con la naturale ricerca della
vita; è il compendio in cui ho potuto sperimentare una condizione unica anche per la
documentazione fotografica diventando il testimone e corrispondente dalla prima zona
rossa italiana.

Dettagli

Data:
mercoledì 15 Settembre
Ora:
9:00 - 12:00
Prezzo:
Gratuito
Categoria Evento:
Tag Evento:
,

Organizzatore

Museo Nazionale della Fotografia
Telefono:
+39 030 49137
Email:
museoobrescia@museoescia.n
Sito web:
http://www.museobrescia.net/it/

Luogo

Museo Nazionale della Fotografia
contrada del Carmine 2/f
Brescia, BS 25122 Italia
+ Google Maps
Telefono:
+39 030 49137
Sito web:
http://www.museobrescia.net/it/