Tirocinio, periodo di prova, apprendistato. Sai come distinguerli?

Tirocinio, periodo di prova, apprendistato. Sai come distinguerli? 8 ottobre 2018

Nel mondo del lavoro si usano spesso parole come tirocinio, periodo di prova, apprendistato. Può capitare di trovarle utilizzate in offerte di lavoro senza sapere esattamente di cosa si tratta. Invece è fondamentale conoscerne contenuti e differenze per non incappare in equivoci o, peggio, in forme di sfruttamento.

In questo articolo facciamo chiarezza e ti spieghiamo in cosa consistono, quali sono le loro caratteristiche e a cosa devi prestare attenzione.

 

Il tirocinio extracurricolare

Il tirocinio extracurricolare – cioè quello che si svolge al di fuori di un percorso di studio – si declina in varie forme, ma quello più comune è il tirocinio formativo e di orientamento, detto anche stage.

Ciò che devi sapere prima di tutto è che il tirocinio formativo e di orientamento non è un lavoro. È un’esperienza all’interno di un’azienda che ti serve per completare la tua formazione e per orientarti, cioè per capire se quel contesto lavorativo o quella tipologia di occupazione fanno per te.

Il tirocinio è regolamentato dalla nostra legislazione; queste sono le sue caratteristiche fondamentali:

  • i soggetti coinvolti nel tirocinio sono sempre tre: il tirocinante, l’azienda ospitante, il soggetto promotore
  • è rivolto a chi ha conseguito un titolo di studio da non più di 12 mesi
  • viene attivato sulla base di una convenzione stipulata tra ente promotore e azienda ospitante e prevede un progetto formativo individuale sottoscritto fra i tre soggetti
  • in ogni tirocinio è prevista la nomina di un tutor aziendale e di un tutor didattico-organizzativo
  • prevede sempre la corresponsione obbligatoria di un’indennità, il cui ammontare varia da regione a regione; in Lombardia è di 400 euro lordi
  • non può essere utilizzato per attività lavorative in cui non sia necessario un periodo formativo
  • il tirocinante non può sostituire i lavoratori con contratti a termine nei periodi di picco delle attività, né il personale in malattia, maternità o ferie, né ricoprire ruoli necessari all’organizzazione aziendale.

 

A cosa prestare attenzione

Capita di imbattersi in offerte di lavoro in cui la figura ricercata è il tirocinante (o stagista). Attenzione dunque: se è rivolto a persone che non abbiano i requisiti, se non sono previsti tutor aziendale e didattico, se non viene redatto un progetto formativo, se ti affidano incarichi in sostituzione di altri lavoratori, se non vieni formato, si tratta di una violazione della legislazione sul tirocinio.

 

L’apprendistato

Spesso viene confuso con il tirocinio. A differenza del tirocinio, che abbiamo visto non configura un rapporto di lavoro, l’apprendistato è un contratto di lavoro a tempo indeterminato finalizzato alla formazione e all’occupazione dei giovani tra i 15 e i 29 anni.

Ha durata minima di 6 mesi. Al termine del periodo di apprendistato le parti possono recedere dal contratto, altrimenti il rapporto prosegue come ordinario lavoro subordinato a tempo indeterminato.

Ci sono 3 tipologie di apprendistato: quello per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria e il certificato di istruzione tecnica superiore, l’apprendistato professionalizzante e l’apprendistato di alta formazione e ricerca.

Le sue caratteristiche fondamentali sono:

  • nomina del tutor aziendale e di un tutor formativo
  • definizione dei contenuti della formazione
  • definizione del monte ore della formazione interna all’azienda ed esterna presso l’istituzione formativa

 

A cosa prestare attenzione

È un contratto di lavoro con finalità formativa. Se ti viene proposto un contratto di apprendistato senza le caratteristiche sopra descritte, si tratta di violazione della legislazione in materia di apprendistato.

 

Il periodo di prova

Il periodo di prova è quella fase iniziale di un rapporto di lavoro che serve al datore di lavoro per valutare le capacità del lavoratore e al lavoratore per verificare l’ambiente di lavoro. La sua caratteristica fondamentale è che per la sua durata le parti (datore di lavoro e lavoratore) possono recedere dal rapporto senza preavviso, senza particolari motivazioni, senza corrispondere indennità.

I contratti collettivi nazionali di lavoro fissano la durata del periodo di prova, che si differenzia in base alla qualifica, e non può comunque mai eccedere il limite massimo fissato dalla legge di 6 mesi.

Il periodo di prova non è obbligatorio – un’azienda potrebbe assumerti senza periodo di prova – ma se previsto deve risultare da atto scritto prima dell’inizio dell’attività lavorativa, altrimenti il rapporto di lavoro si considera senza periodo di prova.
Se nell’atto è prevista una durata minima, il datore di lavoro non può recedere prima. Può invece farlo cessare prima della scadenza se ha dato esito positivo, ma con il consenso del lavoratore.

Al termine del periodo di prova il rapporto prosegue senza necessità di alcuna formalità: l’assunzione diviene definitiva e il servizio prestato si computa a tutti gli effetti nel rapporto di lavoro (retribuzione, contributi, maturazione ferie ecc.).

 

A cosa prestare attenzione

Il periodo di prova deve essere sempre retribuito e matura le spettanze del lavoratore (tredicesima, ferie ecc.). Pertanto: se il rapporto di lavoro si interrompe durante il periodo di prova, sarai pagato per il lavoro svolto; se il rapporto prosegue, il periodo di prova sarà computato nell’anzianità di servizio.
Se ti viene proposto un periodo di prova non retribuito si tratta di violazione della legge e di lavoro nero.

 

 

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