Mediatore linguistico-interculturale, lo specialista dell’incontro

Mediatore linguistico-interculturale, lo specialista dell’incontro 24 Giugno 2019

Il dialogo tra due culture ti affascina? Conosci almeno due lingue? Potresti essere un buon mediatore culturale.

 

Profilo professionale

Il mediatore (“colui che sta in mezzo”) culturale favorisce l’inserimento socio-culturale degli immigrati mediante la consulenza alle persone e alle istituzioni pubbliche e private che devono relazionarsi.

Il lavoro consiste nell’intermediazione linguistica – la lingua è il primo ostacolo nell’incontro tra due culture – e culturale, facilitando la comunicazione e la comprensione delle due culture che si incontrano, quella dell’immigrato e quella del paese che accoglie.
Il mediatore può occuparsi anche della formazione del personale in quei servizi che interagiscono con stranieri.

Alcune delle sue attività:

  • supporto nell’espletamento di pratiche burocratiche
  • interpretariato/mediazione linguistica
  • fornire informazioni su cultura e usi del paese di accoglienza
  • affiancamento ad équipe sanitarie, avvocati e magistrati, assistenti sociali e psicologi nella loro attività di assistenza agli immigrati
  • attività formative sull’integrazione e la mediazione

Il mediatore ha solitamente queste caratteristiche: è originario del paese straniero e vive in Italia da tempo oppure è italiano ma conosce la cultura e la lingua del paese straniero per esperienze formative e/o di vita (per esempio ha soggiornato a lungo nel paese), ha un buon livello di istruzione, ha buone competenze linguistiche.

 

Formazione

Non è richiesta per legge una formazione specifica, ma sono fondamentali alcune conoscenze e competenze:

  • buona conoscenza sia delle due lingue tra cui sta mediando
  • buona conoscenza delle culture dei soggetti che dialogano
  • buona cultura generale e istruzione personale (diploma/laurea sono auspicabili)
  • capacità di comunicare

Studi universitari di tipo sociologico, psicologico, scienze sociali ecc. sono sicuramente, ma, data l’importanza dei fenomeni migratori e la richiesta di migliorare servizi che favoriscano la comprensione reciproca tra accolti e paese che accoglie, una formazione universitaria di tipo specifico sta diventando sempre più consigliabile.

Alcune università hanno istituito corsi di laurea specializzati in mediazione culturale appartenenti alle classi di laurea L-12 Mediazione linguistica, e L-37 Scienze sociali per la cooperazione, lo sviluppo e la pace.

Esistono anche corsi di Alta Formazione, come quelli promossi dall’UNAR in collaborazione con INDIRE, con il fine di accrescere le competenze in ambito giuridico, sociale, linguistico e culturale di chi già svolge la professione ma anche di chi intende avvicinarsi e garantire  una formazione concreta sui principi di non discriminazione e di parità di trattamento che orientano la cultura giuridica europea.

 

Accesso alla professione

Il mediatore svolge la sua professione in tutti quei contesti nei quali sono presenti stranieri che si relazionano con le istituzioni italiane, per esempio scuole, strutture sanitarie, tribunali, carceri, centri di accoglienza.

Può collaborare direttamente con queste istituzioni, oppure lavorare alle dipendenze di cooperative sociali che gestiscono servizi socio-sanitari, socio-assistenziali ed educativi e associazioni culturali.

 

Associazioni di categoria
  • AMMI – Associazione multientic mediatori interculturali

Esistono associazioni a carattere locale.

 

 

Foto: Eme

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