Intelligenza culturale – o CQ – per lavorare nel mondo

Intelligenza culturale – o CQ – per lavorare nel mondo 30 agosto 2018

“The number one predictor of your success in today’s borderless world is not your IQ, not your resume (CV), and not even your expertise,” writes social scientist David Livermore in his book The cultural intelligence difference. “It’s your CQ”, così si legge nell’articolo sul sito della BBC The ‘hidden talent’ that determines success. In our era of globalisation, your job performance may depend on your “CQ”. So what is it?

Mentre l’articolo L’intelligenza culturale nel CV (2017) dell’Università Cattolica di Brescia definisce l’indice d’intelligenza culturale: “Un ottimo indice da mettere nel proprio curriculum e un ottimo strumento per migliorare le proprie competenze per lavorare con l’estero, in aggiunta alle capacità linguistiche o tecniche”.

L’articolo racconta del progetto X-Culture: un percorso di learning by doing (o experential learning) coordinato dall’Università di Greensboro (North Carolina, Usa): alcuni studenti di Marketing hanno lavorato a un progetto virtuale con 4780 studenti e 162 professori provenienti da 125 università, 40 Paesi e 6 continenti.

Mentre cercavano soluzioni reali a esigenze di aziende internazionali è stato valutato l’indice d’intelligenza culturale di ognuno. Fatto di: conoscenza delle culture, capacità di adattamento, capacità di comprensione, capacità di leadership.

Al Giornale di Brescia Irene Guidi ha raccontato la sua esperienza di lavoro con una ragazza del Kenya e un ragazzo canadese per un colosso americano.

 

Il concetto di intelligenza culturale è stato introdotto nel 2003 da Christopher Earley e Soon Ang nel libro Cultural intelligence. Individual interactions across cultures.

L’intelligenza culturale è la capacità di adattarsi a un ambiente culturale nuovo.

È la capacità di stare attenti e imparare a conoscere i valori, le convinzioni, le credenze, le attitudini e il linguaggio del corpo di persone di culture diverse e usare questa conoscenza per interagire al meglio.

“But culture is so powerful it can affect how even a lowly insect is perceived. So it should come as no surprise that the human actions, gestures, and speech patterns a person encounters in a foreign business setting are subject to an even wider range of interpretations, including ones that can make misunderstandings likely and cooperation impossible. But occasionally an outsider has a seemingly natural ability to interpret someone’s unfamiliar and ambiguous gestures in just the way that person’s compatriots and colleagues would, even to mirror them. We call that cultural intelligence or CQ. In a world where crossing boundaries is routine, CQ becomes a vitally important aptitude and skill, and not just for international bankers and borrowers”, si legge in un articolo su Harvard business review.

Secondo le ricerche chi ha un indice di intelligenza culturale alto ha più successo in incarichi internazionali.

Nel libro The cultural intelligence difference (2011) David Livermore stabilisce 4 caratteristiche dell’intelligenza culturale e dà idee e spunti su come svilupparle:

  • motivazione

  • conoscenza

  • strategia

  • azione

Se sei motivato a conoscere e adattarti a una cultura diversa la tua mente sarà aperta e le differenze saranno per te stimoli curiosi e non difficoltà.

Puoi provare a fare conoscenza con persone nel tuo quartiere o con gruppi sociali diversi dal tuo. Puoi imparare una lingua straniera o fare volontariato per un progetto internazionale.

È importante che tu abbia fiducia in te stesso; interagire con persone di culture diverse può essere difficile. Cerca di  raggiungere obiettivi piccoli.

Ogni cultura modella i comportamenti, i valori e le convinzioni: prova a conoscere come.  Inizia con una cultura che ti interessa o con cui lavori.

Speak Italian : The Fine Art of the Gesture di Bruno Munari

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Puoi chiedere alle persone nel tuo quartiere, sul luogo di lavoro, a scuola.

Puoi viaggiare. Puoi guardare film e ascoltare canzoni.

Puoi leggere. Romanzi o guide mirate, come, per esempio, Kiss, bow, or shake hands: the bestselling guide to doing business in more than 60 countries di Terri Morrison; The culture map: decoding how people think, lead, and get things done across cultures di Erin Meyer; Say anything to anyone, anywhere: 5 keys to successful cross-cultural communication di Gayle Cotton.

Oppure qualche saggio sull’intelligenza culturale:

Cultural Intelligence: Its Measurement and Effects on Cultural Judgment and Decision Making, Cultural Adaptation, and Task Performance (2007) di Soon Ang, Linn Van Dyne, Christine Koh, N. Anand Chandrasekar

Cultural Intelligence: A Pathway for Leading in a Rapidly Globalizing World (2009) di Linn Van Dyne, Soon Ang, David Livermore

Managing with cultural intelligence: The new secret to multicultural team success (2011), tesina di Galya K. Yordanova presso la Aarhus University in Danimarca

Cultural intelligence and creativity: the experience of trainees abroad (2017) e Sviluppo dell’intelligenza culturale. Case study: il programma tirocini del consorzio IES (2010) di Silvia Zanazzi

The effects of cultural intelligence on international students’ engagement (2017) di H Hartini, Sabariah Yaakub, Asmat-Nizam Abdul-Talib, Mohammad Basir Saud

The impact of cultural intelligence and psychological hardiness on homesickness among study abroad students (2015) di J. Kline Harrison, Holly H. Brower

 

Cultural Intelligence sul Harvard business review (2010)

 

 

Photo by art-inthecity