Condividiamo?

Condividiamo? 3 novembre 2017

Consumo condiviso, economia della condivisione, consumo collaborativo. Comunque lo si chiami, è il fenomeno che porta le persone a mettere a disposizione i propri beni, le proprie competenze o il proprio tempo in cambio di altri beni, servizi, tempo.

Molto diffuso in altri paesi, soprattutto in certi ambiti (per esempio l’ospitalità), in Italia sta prendendo piede da qualche anno, forse anche per effetto alla crisi economica, che stimola le persone a mettere in comune le risorse e a utilizzare di meno il denaro. E grazie a internet tutto è più facile con portali, piattaforme, gruppi sui social.

La condivisione ha anche altri effetti positivi: facilita le relazioni sociali, amplia le conoscenze, fa stringere amicizie.

L’abolizione del denaro a favore dello scambio e la creazione di una rete basata sulla fiducia reciproca sono i principi che regolano la condivisione.

Gli ambiti di questa economia basata sul baratto sono ormai tanti. Per fare qualche esempio: ospitalità per chi viaggia (couchsurfing), condivisione del mezzo per gli spostamenti (carpooling), messa a disposizione delle proprie competenze/conoscenze (skillsharing, wikipedia è basata su questo principio) o del proprio tempo (banca del tempo), condivisione di spazi e attrezzature di lavoro per chi svolge una professione autonoma (coworking), prendersi cura di animali domestici quando il padrone non è a casa (dogsharing). Anche il bookcrossing è una forma di condivisione.

Molti gruppi e associazioni che operano da anni sono ormai formali e istituzionalizzati e per farne parte è necessario registrarsi nel portale e pagare una quota associativa, ma la condivisione può avvenire anche tramite gruppi informali, per esempio sui social network. Inoltre, c’è sempre spazio per la creazione di nuovi ambiti di condivisione in gruppi ristretti: per esempio, tra studenti universitari ci si possono scambiare ore di lezione sulle materie in cui si è ferrati.

Qualche esempio di condivisione? In questo articolo ti indichiamo alcuni portali – l’elenco non vuole, né può, essere esaustivo – divisi per ambito.

 

Dormire in casa di qualcuno? Si può, “surfando” da un divano all’altro: couchsurfing ormai è diventato un termine per indicare l’ospitalità sul divano di casa (non da intendere necessariamente alla lettera).
Una rete mondiale di persone che si scambiano reciprocamente posti letto, ma ci si può iscrivere anche se non si hanno posti letto da mettere a disposizione. Un modo per viaggiare riducendo praticamente a zero le spese per l’alloggio.
Ormai sono parecchi i portali di couchsurfing. Il più datato è proprio quello da cui ha avuto origine il nome: nato dall’idea di un venticinquenne americano che voleva mettere in contatto le persone che aveva conosciuto per lavoro, oggi conta milioni di membri.
In questi portali, un sistema di feedback e commenti aiuta a conoscersi e a prevenire abusi. Talvolta è richiesta una quota di iscrizione bassa o simbolica.

 

Scambiarsi la casa? Un modo per trascorrere le vacanze a costi contenuti.

 

Spostarsi condividendo l’auto per fare un viaggio lungo o per raggiungere il posto di lavoro. Si chiama carpooling: c’è chi mette a disposizione l’auto e chi contribuisce alle spese per il carburante. Si risparmia, si conoscono persone, si inquina di meno.

 

Mettere a disposizione di altri un po’ del proprio tempo, che viene conteggiato su base oraria indipendentemente dal valore monetario del tipo di prestazione svolta. È il principio su cui si basano le banche del tempo. In genere è prevista una quota di iscrizione e il rimborso delle spese vive per eseguire il lavoro.

 

Condividere gli spazi di lavoro, le attrezzature e non solo quelli? Il coworking si sta diffondendo anche da noi e non significa solo lavorare sotto lo stesso tetto pur mantenendo le attività indipendenti, ma anche condividere certi valori. Infatti il coworking coinvolge spesso la condivisione di saperi o la sinergia tra persone. Ci sono portali dedicati al coworking, che mettono a disposizione di chi cerca spazi una rete di realtà e offrono mercato a chi ha scrivanie da affittare, ma nulla impedisce di realizzare il proprio coworking con una piccola rete di conoscenze.

 

Chi vive con un animale sa quanto può essere complicato accudirlo in certi momenti, per esempio in caso di malattia e di vacanze. Per questo sono nate le comunity in cui proprietari di animali da compagnia si scambiano l’ospitalità e la cura per gli animali domestici. Una formula che funziona sia per le persone (risparmio di denaro notevole) sia per gli animali, che possono godere di una casa temporanea in cui essere accolti. È una forma di condivisione praticabile soprattutto tra amici o in una comunità ristretta (quartiere, piccolo comune) dove ci si conosce e spesso anche gli animali si conoscono fra loro, condizione importante per il loro benessere. Quindi, anche se sono nati network di petsharing, ci si può arrangiare con la creazione di gruppi sui social network.

 

Il fashion sharing nasce dalla vecchia abitudine tra amici di prestarsi vestiti. Per alcuni è un modo di procurarsi un abito costoso per un’occasione particolare, prendendolo a noleggio su una delle numerose piattaforme internazionali. Ma c’è anche la forma pura di condivisione: portali, comunità, negozi dove scambiare abiti che non abbiamo mai portato.

Oppure si può organizzare uno swap party: un incontro-festicciola in cui ci si scambia capi d’abbigliamento, accessori (o altri oggetti). Il nome deriva dall’inglese to swap, scambiare e la regola essenziale è che non si tratta di un mercatino delle pulci. Sono vietati abiti vecchi, rovinati e sporchi, perché nello swap party si portano solo capi nuovi o in ottime condizioni.

 

E poi ci sono piattaforme di baratto di ogni genere (vestiario, arredamento, libri ecc.). Alcuni utilizzano il sistema dei crediti o moneta elettronica: ogni oggetto venduto fa guadagnare al venditore un certo numero di crediti, che verranno utilizzati per acquistare altri oggetti presenti sulla piattaforma. Altri siti preferiscono il baratto puro, dove sono gli utenti a stabilire cosa vogliono in cambio del loro oggetto/servizio e ad accordarsi su eventuali conguagli in denaro per oggetti/servizi con evidente disparità di valore.

Qualche esempio:

 

 

 

Photo by heinzremyschindler