Colloquio di lavoro: le domande proibite

Colloquio di lavoro: le domande proibite 30 novembre 2017

Il colloquio serve all’azienda per capire se l’esaminato è adatto alla posizione per cui si candida. Si tratta di una valutazione delle sue capacità professionali e di quelle abilità che vengono messe in risalto da un’intervista: capacità relazionali, scioltezza, motivazioni.

Ti potrebbe capitare, però, di imbatterti in un colloquio invasivo, in cui ti vengono poste domande che attengono alla tua sfera privata e alla tua vita personale. Apparentemente innocue, a volte marcatamente fastidiose o imbarazzanti, sono domande non solo inopportune, ma anche illegali.

È importante affrontare un colloquio di lavoro in piena consapevolezza dei propri diritti e sapere che a certe domande non si è tenuti a rispondere. Il nostro ordinamento giuridico vieta infatti all’esaminatore di toccare nell’intervista, con domande dirette o indirette, gli argomenti che attengono alla sfera personale del candidato e che non sono rilevanti per valutarne la capacità di svolgere le mansioni del profilo, nonché tutte le domande che possono essere discriminatorie (discriminazione di genere, di religione, di nazionalità, di orientamento sessuale ecc.).

Gli argomenti da non trattare sono: razza e origine etnica, disabilità (salvo che se indicato sul cv di appartenere alle categorie protette), condizione familiare, religione, status militare, età, carichi pendenti, fumo, consumo di sostanze alcoliche e droghe, stato di salute, orientamento sessuale, partecipazione a organizzazioni sindacali politiche ecc., nazionalità ed etnia.*

 

Abusi si possono verificare anche riguardo alla documentazione richiesta al candidato. A questo proposito, possiamo distinguere tra documentazione che può essere richiesta, documentazione che non può essere richiesta e documentazione che può essere richiesta solo se rilevante ai fini dell’idoneità a svolgere le mansioni del profilo.

Possono essere richiesti:

  • titolo di studio
  • permesso di soggiorno
  • certificato del casellario giudiziale, ossia le sentenze definitive di condanna

Non possono essere richiesti:

  • certificato dei carichi pendenti, perché in conflitto con la norma costituzionale che considera l’imputato non colpevole fino alla condanna definitiva
  • stato di famiglia

Possono essere richiesti solo se attinenti all’idoneità a svolgere le mansioni:

  • patente
  • test psicoattitudinali, solo se condotti da psicologi iscritti all’albo e nel rispetto della privacy

 

E se ti capitasse, nel corso di un colloquio una o più di queste domande proibite?
Un esempio frequente di domanda vietata riguarda lo stato coniugale e se si hanno figli. In genere rivolta alle donne (ma non solo), serve a capire se gli impegni familiari impediranno al candidato trasferte o lavoro extra.

Come rispondere?
Hai varie opzioni. Il rifiuto secco a rispondere è legittimo ma, se l’esaminatore è così scorretto da porti questa domanda,  potrebbe avere come conseguenza la non assunzione. D’altro canto, in genere fornire informazioni false è controproducente.
In generale, la risposta più efficace è quella in cui fai presente in modo gentile che la domanda è personale e aggiri l’ostacolo fornendo al tuo interlocutore le informazioni che cercava ponendoti quella domanda: nel caso dell’esempio, che sarai disponibile a far fronte a picchi di lavoro o incarichi extra.

 

*Questi divieti derivano da varie fonti normative:

 

 

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